martedì, 30 ottobre 2007
poveri noi!

Troppa concentrazione di potere in casa Kirchner. Mi raccomando non viaggiate insieme, dormite separati e mangiate ugualmente. Se rimanessimo senza  Presidente uscente e senza futuro Presidente???

Povera Argentina!

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sabato, 27 ottobre 2007
Argentina vota

Con qualche errore di battitura da me corretto, eccovi l'articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera. Il risultato delle elezioni presidenziali di domani sarà l'inizio della nostra rovina, con una Presidente affetta da psicosi maniaco depressiva. Naturalmente si tratta di quello che in Argentina viene chiamato "un secreto a voces": tutti lo sanno, ma nessuno lo pubblica.

BUENOS AIRES—Venti minuti di discorso a braccio. Una formalità. Poi via in auto e in elicottero, paga tutto lo Stato, il marito è presidente della Repubblica. Cristina sale sul palco con un tailleur bianco panna e subito grida alla sua maniera, come se non avesse microfono, frasi ben scandite da avvocato nell'arringa decisiva. Guarda la folla alla sua destra poi a sinistra, la pettinatura dei manifesti non si muove, dondolano appena gli orecchini, il trucco resiste alla foga, lo sguardo è serio. Comizio finale di Cristina Fernandez de Kirchner alle porte di Buenos Aires. Domani si vota e la primera dama — salvo improbabili sorprese — sbaraglierà tutti, sostituendo il marito Néstor alla guida dell'Argentina. I sondaggi, ne sono usciti ben otto nelle ultime ore, la vedono attorno al 40 per cento dei voti e con un margine di 20-25 punti sull'altra donna candidata, Elisa Carriò. Niente secondo turno, dunque, la staffetta in famiglia sarà indolore.

Come questa campagna elettorale, fiacca e senza emozioni, e come la chiusura di Cristina giovedì sera, una formalità da sbrigare prima che faccia buio e torni a piovere. La chiamano al microfono annunciando 40.000 persone, ma ce ne saranno forse 5.000. Sventolano le bandiere del popolo peronista della grande periferia della capitale, in un luogo simbolico, il mercato centrale a La Matanza. Municipio di un milione e mezzo di persone che determina la politica nazionale, ma a senso unico, seguendo i ras di turno in nome del Generale e della moglie Evita. Chi passa da qui se ne attribuisce l'eredità, poco importa se sia di destra o di sinistra, statalista o liberale, amico o nemico del Fondo monetario. Importa che — come fa Cristina—venga pronunciata decine di volte la parola «sogno», senza troppi dettagli sul programma elettorale o sulle differenze con gli altri candidati.

Nel caso dei Kirchner, è ovviamente fortissima la retorica della coppia, portatrice di una utopia giovanile che si sta realizzando. «Ci siamo incontrati e amati da ragazzi, nessuno di noi aveva problemi economici, mangiavamo bene e frequentavamo buone scuole. Ma avevamo un sogno ed eccoci qui». Lui, seduto a pochi metri, la guarda di sbieco alla sua maniera, con un occhio chiuso. Alla fine corre sul palco ad abbracciarla e mentre lei resta immobile e seria, salutando la folla appena con una mano, lui inizia a battere le mani e saltellare sul ritmo del jingle dell’evento. La futura presidenta ha gioco facile. Le basta citare varie volte le realizzazioni dei quattro anni e mezzo nei quali il marito è stato alla guida del Paese, la ripresa economica, i programmi sociali, l’uscita dalla miseria per milioni di argentini dopo la grande crisi di inizio decennio. Non prometto granché, sembra dire, perché «parla l'impegno di questi anni e le cose fatte». Ma ugualmente Cristina non dimentica dove si trova e chiama a raccolta le donne argentine dei barrios popolari: vi voglio organizzate e unite, nella lotta per migliori condizioni di vita, salute e istruzione per le vostre famiglie. Nella folla non c'è una sola donna come lei, elegante e colta, ma solo figlie del popolo meticcio, scure di carnagione, che hanno sempre votato nel nome di Peron & Evita. E Cristina cita l'eternità del giustizialismo che la coppia presidenziale incarna, sorvolando sul fatto che il partito quasi non c'è più e tre candidati se ne disputano l'eredità. Eppure, se Cristina Kirchner ha qualche residuo dubbio sul successo di domani, non è qui alla Matanza peronista, ma dentro le mura della Capital Federal, dove i sondaggi la vedono addirittura al di sotto di Elisa Carriò, con meno della metà dei consensi della media nazionale. Un distacco tra voto popolare e borghese che allinea l'Argentina ad un fenomeno sudamericano di questi anni, come nel Brasile di Lula e nel Venezuela di Chávez. Ecco allora che Cristina, rompendo il noto disprezzo per la stampa, appare nelle ultime ore in interviste alla radio e in tv, con interlocutori amici, del genere «tutto quello che avreste voluto sapere» e presentandosi per quello che è. Racconta quando ha smesso di fumare, perché non si è mai fatta una plastica al viso (*) e quali «arrotondamenti» del suo corpo la tengono più in ansia. Come si occupa della navigazione Internet della figlia adolescente (**) e come ragionava lei a 20 anni. Messaggi in codice alla classe media, sono dei vostri, ripensateci. È preparata su tutto. Non riesce ad essere simpatica, ma ci prova.

Rocco Cotroneo
27 ottobre 2007

(*) prima e dopo

(**) la figlia pavoneggia il suo splendore presidenziale con amici che provano a fare gli aristocratici, tutti con vestiti rigorosamente griffati e pieni di charme.

CHE DIO CE LA MANDI BUONA !!!

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mercoledì, 24 ottobre 2007
tutto mondo è paese?

A Pechino non si paga alla romana

Mai regalare fiori gialli in Russia, arrivare puntuali in Argentina, indossare collane nel Togo

MILANO -Paese che vai, usanza che trovi. Il vecchio adagio non ha mai perso di attualità. E, anzi, in un'epoca come l'attuale, in cui le comunicazioni di massa e la maggiore facilità nel compiere viaggi intercontinentali accorcia drasticamente le distanze, è importante essere preparati e conoscere bene le regole della global etiquette , le norme di comportamento e di buona educazione che permettano di evitare gaffe o di creare imbarazzi e irritazione nelle popolazioni locali. E per aiutare a districarsi nella giungla di riti e consuetudini worldwide , è ora uscito un libro, «Going Dutch in Beijing» a cura del giornalista e scrittore britannico Mark McCrum. Un ampio vademecum dei suggerimenti di McCrum è stato pubblicato dall'Independent. Diamo allora uno sguardo a ciò che è utile sapere per salvare la faccia negli spostamenti da un continente all'altro.

AL RISTORANTE - Le regole e i riti legati ai pasti sono molto variegati. In Giappone, ad esempio, prima di un pranzo viene spesso offerta una salviettina calda, chiamata oshibori: usatela solo per le mani, evitando di passarla su volto e collo e, ovviamente, non utilizzatela per soffiarvi il naso. Sempre in Giappone c'è un preciso rituale legato ai chopsticks, le tradizionali bacchette: vanno utilizzate per mangiare fino all'ultimo chicco di riso e solo per il sushi è consentito l'uso delle mani (mentre per la zuppa, è possibile bere il brodo direttamente dalla ciotola ma solo dopo aver "pescato" con i bastoncini tutte le parti di cibo solido). Alla fine vanno riposte nella loro confezione: in questo modo il cameriere capirà che il pasto è concluso. In Cina e Taiwan i bastoncini possono essere utilizzati anche per rimuovere piccoli pezzi di cibo rimasti incastrati tra i denti: assolutamente vietato, invece, usare le dita. Lecito anche sputare in un lato del piatto , pratica che invece farebbe inorridire in un qualunque ristorante europeo. Altra cosa da non fare dalle nostre parti è produrre rumori sgradevoli durante la masticazione. Nell'est asiatico, invece, lo «slurping» è raccomandato perché, soprattutto nel caso di alcune pietanze, come i noodles, intensifica il sapore ed è inoltre considerato una sorta di complimento allo chef . Così come il rutto a fine pasto , gradito - ma solo se discreto e contenuto - in alcuni paesi dell'Africa settentrionale e centrale e in Cina.

Ma alla fine chi paga il conto? Dividere la spesa (ovvero fare «alla romana» o, per dirla alla britannica, «going dutch», fare all'olandese) è considerata buona norma in Scandinavia, Olanda, Australia e Stati Uniti. Nell'Europa meridionale, nel Medio Oriente e in America Latina è invece usuale che qualcuno si proponga di pagare per tutti e nessuno starebbe a sindacare sulla quantità di portate che ogni partecipante al pasto ha consumato pretendendo di adeguare quanto ciascuno debba pagare. In Cina il concetto di ripartire il conto è invece considerato assolutamente offensivo: chi vi invita al ristorante sa che pagherà il conto. E' possibile tentare per tre volte di proporsi di pagare in sua vece (e ogni tentativo fallirà). Ma assolutamente da evitare è l'idea di dare un contributo, fosse anche per fare «fifty-fifty»: sarebbe un imbarazzo imperdonabile per il vostro ospite. Piuttosto, è possibile cercare di ricambiare nel corso di una seconda cena. Quindi mai provare a fare all'olandese a Pechino (da cui il titolo del libro, «Going dutch in Beijing»).

INVITI A CENA -Se il pasto è previsto in un' abitazione privata è inevitabile parlare di orari. Se avete appuntamento per le 8 di sera, in Germania si indendono le 8 di sera. In Francia è invece tollerato il classico quarto d'ora accademico e quindi non è da maleducati arrivare alle 8,15. In America Latina, al contrario, è considerato opportuno non essere assolutamente puntuali perché quasi sicuramente anche il vostro ospite non sarà pronto per l'ora indicata e arrivando all'orario concordato si rischierebbe di trovare la padrona di casa con ancora i bigodini in testa. Arrivare puntuali in Argentina vi farebbe passare addirittura per ingordi e lo stesso accade a Singapore.

I DRINK - In Svizzera è opportuno fare cin cin (ma non ditelo con questi termini in Cina: «cin cin» è infatti il modo con cui le mamme indicano ai bambini l'organo genitale maschile) con tutte le persone che siedono con voi prima di portare alla bocca il vostro drink. In Germania questa operazione dovete farla guardando negli occhi il vostro compagno di bevuta, a meno di non voler rischiare - secondo la cabala - un periodo di sette anni di guai dal punto di vista sessuale. In Giappone non riempitevi mai da soli il bicchiere: aspettate che sia il vostro vicino a farlo e poi ricambiate.

ANIMALI - L'amore per i cani delle popolazioni occidentali è noto a tutti. Ben diversa la situazione in Medio e Estremo Oriente. Una massima attribuita al profeta Maometto, ad esempio spiega che gli angeli difficilmente andranno in visita in case dove vivono cani. In certe aree rurali della Corea, invece, i cani vengono allevati in piccole e anguste gabbiette prima di essere macellati e trasformati in stufato. Non va meglio ai gatti che vengono non solo cucinati e serviti come pietanza in diverse parti della Cina (ma, in passato, anche in diverse zone d'Italia), ma spesso sono bolliti assieme a serpenti e polli per creare piatti elaborati e considerati speciali e raffinati. Tornando in Corea, un'antica usanza prevede la bollitura di gatti vivi  con contorno di erbe per produrre il goyangi soju, un tonico a base di gatto, considerato miracoloso per le artriti . Se nel corso di un invito a cena vi vengono proposte delle "specialità locali" è opportuno non rifiutare: ma sappiate che nel piatto potreste ritrovarvi non solo parti di Fido ma anche zampe di orso (Cina) o pudding di topo (India)

I REGALI - I fiori non sempre possono essere utilizzati per fare colpo su una donna. Soprattutto se non si sa che i crisantemi sono abbinati ai defunti in Italia, Belgio, Francia, Spagna e Turchia mentre sono apprezzati in alcune nazioni orientali. Da utilizzare solo per onoranze funebri sono invece i garofani in Tailandia, Svezia, Polonia e, ancora, in Germania dove evidentemente un partito politico che li adottasse come simbolo si troverebbe a riscuotere ben pochi consensi. I fiori gialli sono considerati graziosi nella maggior parte dei paesi occidentali (basti pensare alla mimosa per la festa della donna); ma guardatevi bene dal donarli a qualcuno in Russia o in Iran: quel colore è infatti giudicato un segnale di odio o di ostilità. In Perù qualunque omaggio floreale, fatta eccezione per le rose, sarebbe invece considerato «cheap».

Anche la gestualità legata ai doni è importante: mai riceverli con la mano sinistra in molti paesi del Medio Oriente e dell'Asia. In Cina e in Giappone, invece, è d'obbligo presentare entrambe le mani alla consegna di un regalo. Sempre in Cina, un regalo potrebbe essere accettato solo dopo tre gentili rifiuti di maniera ; in caso di scambio di doni è quindi opportuno fare altrettanto con il proprio interlocutore. Assolutamente vietato sia in Cina sia in Giappone incoraggiare all'apertura immediata del regalo: chi lo riceve deve essere libero di esprimere gioia o disappunto e per farlo, non potendo mostrare imbarazzo in pubblico, l'operazione deve avvenire assolutamente in privato.

ABBIGLIAMENTO - Il modo di vestire non è solo una questione di folclore o di tradizioni. Anche i rituali hanno valore. In Giappone è ad esempio obbligatorio lasciare le proprie calzature all'esterno di un'abitazione prima di entrarvi. L'abbigliamento scuro e formale per gli uomini è accettato praticamente ovunque, ma mentre i tedeschi daranno molta importanza al fatto che le scarpe siano pulite, nel Medio Oriente verranno osservati da vicino la valigetta 24ore e l'orologio. Le donne dovrebbero invece evitare di indossare collane di perline nel Togo: laggiù sono utilizzate alla cintura per agganciare la sottoveste e mettersele al collo avrebbe, per i locali, un effetto esilarante e scatenereste risate a non finire.

BUSINESS - Molte le consuetudini legate al mondo degli affari. Nei paesi orientali lo scambio dei bigliettini da visita ha un ruolo fondamentale. In Cina vengono offerti con due mani, in Giappone è invece consigliato ricevere l'address  e studiarlo qualche secondo prima di riporle. Ma attenzione: mai metterlo nella tasca posteriore dei pantaloni perché sarebbe considerato un gesto poco rispettoso; scordarsi di metterlo via dopo averlo magari appoggiato sul tavolo, invece, è alla stregua di un insulto. E non dimenticate mai di avere i vostri bigliettini appresso: non consegnarli ai vostri interlocutori significherebbe che non siete interessati a proseguire il contatto. Non stupitevi poi se la vostra controparte giapponese chiude gli occhi durante la vostra esposizione di un progetto: è sintomo di concentrazione e non di disinteresse. Del resto nei Paesi orientali gli sguardi si incrociano il meno possibile. L'esatto opposto di quanto avviene nell'area mediterranea e nel Medio Oriente, dove lo scambio visivo è ritenuto fondamentale e la sua mancanza potrebbe passare per un segnale di indisponibilità. In Cina non esitate a cercare compromessi per superare le divergenze su un affare; in Russia, invece, evitate di usare la parola compromesso perché sarebbe segno di debolezza.

MATRIMONI -La sposa arriva dopo l'uomo, magari con un leggero ritardo. Questa è la regola accettata in molte culture occidentali. Ma nel Salvador può addirittura succedere, anzi è normale, che la cerimonia inizi senza la donna , che arriverà dopo qualche minuto, interrompendo il celebrante e facendo scattare l'immancabile marcia nuziale. Nei matrimoni indiani è invece la sposa che aspetta lo sposo che arriva in processione a piedi, a cavallo o addirittura in groppa ad un elefante: una condizione di privilegio, la sua, ma non dovrà assolutamente dimenticarsi di portare con sè una ghirlanda di fiori per la futura moglie e una noce di cocco per la suocera.

A. Sa. - Corriere della Sera, 24/10/07

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giovedì, 18 ottobre 2007
De qué te asombrás, estúpido?

ESTUPENDO - el verbo latino stupeo, stupere significaba ‘estar (o quedar) inmovilizado, paralizado, entorpecido o congelado’.  La denotación de ‘atontamiento’ de stupeo dejó su lugar al matiz de admiración y elogio que damos hoy a estupendo. El significado original se mantuvo, por cierto, en estúpido, procedente de latín stupidus, también oriundo del verbo stupeo.

 

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sabato, 13 ottobre 2007
Maldita Madre Patria

Soy muy ansiosa al momento de leer: mientras comienzo la lectura en voz alta, con un ojo relojeo la segunda línea y, con el otro, desearía alcanzar la cuarta. Este párrafo me lo gusté despacito, suavemente... como diría V. Lynch.

Pablo Neruda sobre la Conquista.

Todo lo que usted quiera, sí señor, pero son las palabras las que cantan, las que suben y bajan… Me prosterno ante ellas… Las amo, las adhiero, las persigo, las muerdo, las derrito… Amo tanto las palabras… Las inesperadas… Las que glotonamente se esperan, se acechan, hasta que de pronto caen… Vocablos amados… Brillan como perlas de colores, saltan como platinados peces, son espuma, hilo, metal, rocío… Persigo algunas palabras… Son tan hermosas que las quiero poner todas en mi poema… Las agarro al vuelo, cuando van zumbando, y las atrapo, las limpio, las pelo, me preparo frente al plato, las siento cristalinas, vibrantes ebúrneas, vegetales, aceitosas, como frutas, como algas, como ágatas, como aceitunas… Y entonces las revuelvo, las agito, me las bebo, me las zampo, las trituro, las emperejilo, las liberto… Las dejo como estalactitas en mi poema, como pedacitos de madera bruñida, como carbón, como restos de naufragio, regalos de la ola… Todo está en la palabra… Una idea entera se cambia porque una palabra se trasladó de sitio, o porque otra se sentó como una reinita adentro de una frase que no la esperaba y que le obedeció. Tienen sombra, transparencia, peso, plumas, pelos, tienen de todo lo que se les fue agregando de tanto rodar por el río, de tanto transmigrar de patria, de tanto ser raíces… Son antiquísimas y recientísimas… Viven en el féretro escondido y en la flor apenas comenzada… Que buen idioma el mío, que buena lengua heredamos de los conquistadores torvos… Éstos andaban a zancadas por las tremendas cordilleras, por las Américas encrespadas, buscando patatas, butifarras, frijolitos, tabaco negro, oro, maíz, huevos fritos, con aquel apetito voraz que nunca más se ha visto en el mundo… Todo se lo tragaban, con religiones, pirámides, tribus, idolatrías iguales a las que ellos traían en sus grandes bolsas… Por donde pasaban quedaba arrasada la tierra… Pero a los bárbaros se les caían de la tierra de las barbas, de las herraduras, como piedrecitas, las palabras luminosas que se quedaron aquí resplandecientes… el idioma. Salimos perdiendo… Salimos ganando… Se llevaron el oro y nos dejaron el oro… Se lo llevaron todo y nos dejaron todo… Nos dejaron las palabras.

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sabato, 13 ottobre 2007
cuántos lo sabrán??? limpieza ur gen te!!!

Los italoargentinos votan en la interna del centroizquierda

Están habilitadas 611 mil personas.

Mañana los italoargentinos podrán votar para la constitución del nuevo partido de la centroizquierda de Italia, el Partido Democrático (PD), herencia de la coalición del Olivo. Se estima que el alcalde de Roma, Walter Veltroni, será electo como secretario del PD y que enfrentará al candidato de la derecha, el ex primer ministro Silvio Berlusconi, en las próximas presidenciales del país europeo.

En Argentina hay unas 611 mil personas con ciudadanía italiana. Pero en las elecciones generales de abril de 2006, cuando por primera vez el distrito Sudamericano llevó diputados y senadores a Roma, entre ellos 3 argentinos, no votó un tercio del padrón por problemas organizativos.

[...] Según el PD, nace para volver a Italia "más moderna, más justa, más unida, más abierta, más eficiente y veloz, más atenta a lo que ocurre en el mundo, desde los cambios climáticos a la dinámica del comercio global".
Clarin.com 13.10.07

 

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Meteorina -
La chica del pronóstico
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