ARGENTINA: TROVATE 120MILA SCHEDE ELETTORALI IN ESUBERO
(Adnkronos) - Erano in un magazzino ordinatamente impilate una sull’altra le 120.000 schede in piu’ trovate dal personale del Consolato italiano di Buenos Aires. ’La Andreani Logistica, la ditta che senza gara d’appalto si è aggiudicata la distribuzione per le elezioni italiane in Argentina, le conservava in uno dei suoi locali. “In caso servissero”, si sono giustificati’. Lo rivela ’Gente d’Italia’, il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia.

Viggo Mortensen, Cate Blanchett e la bandiera del San Lorenzo: tre sfigati.
Argentina es hermosa. Argentina es corrupta. Los argentinos somos solidarios, buena gente, amigotes y familieros; EL ARGENTINO, es un ciudadano de cuarta. Tenemos los cuatro climas, una Patagonia hermosa, las Cataratas del Iguazú, paisajes salteños y mendocinos, envidiables. Con un euro nos dan 4.65 pesos aprox... entonces, ¿por qué NO visitar Argentina?
La aerolínea de bandera es Aerolíneas Argentinas, hoy en manos extranjeras por la firma de un ex Presidente malparido, cornudo y gatero. Aerolíneas tuvo altos y bajos, en los últimos quince años, abundaron los segundos. En rutas nacionales, tiene un monopolio que da asco. Y la programación es deplorable: por ej., en pleno verano, hay UN vuelo diario al principal balneario turístico: Mar del Plata. Say no more, diría Charly.
Pero la sangre tira. Comí, crecí y me eduqué gracias al trabajo de mi papá para Aerolíneas Argentinas. Gracias a su esfuerzo, la empresa nos mima con un pasaje anual gratis a cualquier destino aerolinístico. Siempre sujetos a espacio, obviamente. Aerolíneas me llevó de vacaciones por quince años de mi vida, y la siento mía aunque no trabaje ahí. Mi hermana siguió los pasos de mi padre, pero no siente a la Empresa como él lo hace, que lleva el Cóndor en la sangre: no hay asado familiar en que no se hable de Aerolíneas, de sus problemas, de "qué vergüenza, estos gallegos de mierda" para cerrar con un "yo amo Aerolíneas". En décadas de servicio, nunca trajo el trabajo a casa, ni en los peores días de crisis de la empresa (abril 2001). Mi hermana vive con los problemas del trabajo a cuestas, por su temperamento y porque está continuamente en contacto con la gente, y eso la altera. La gente tiene razón y tiene derechos... pero los laburantes ponen la caripela mientras Pepito Aerolíneas está tirado panza arriba en una playa paradisíaca y ningún argentino, ni cualquier otro ciudadano 'de primera' tienen derecho a levantarles la voz: su stress termina cuando llegan a casa; los chicos detrás de los mostradores CONVIVEN con los maltratos sin comerla ni beberla.
Esto pasó a principios de enero.

La Bolocco, ex miss universo, gli ha presentato pubblicamente le proprie scuse, ma non è riuscita a calmare le acque. Su tutti i giornali locali sono rimbalzate voci sulla separazione fra i due, che di fatto vivono divisi. E la rete tv per cui lavora, Channel 13
, di proprietà dell'università cattolica cilena, ne avrebbe chiesto le dimissioni per le immagini compromettenti. M*n*m e la Bolocco si sono sposati nel 2001, due anni dopo essersi incontrati quando lei lo ha intervistato per un programma televisivo: insieme hanno avuto un figlio, Maximo, che oggi ha tre anni.
"Dopo Valeria Mazza, da qualche mese madre a tempo pieno, ecco Nicole che nel cuore degli argentini (?) ha preso il posto della top model che ha calcato per anni le passerelle di mezzo mondo. Nicole Neumann, 25 anni, padre austriaco, è diventata famosa per un servizio sull'edizione argentina di Playboy che l'ha eletta "Chica del año" per il 2006".


, sono stati gli esperti del settore, vale a dire Cruz, Burdisso, Zanetti e Crespo, e ad accompagnare le generose portate è stato servito del vino rosso anch'esso argentino.La decisione della II Corte di Assise della capitale. Il processo si è svolto in Italia perché alcune delle vittime avevano cittadinanza italiana.
Roma, cinque ergastoli agli ufficiali argentini che torturano e uccisero durante il regime
ROMA - Cinque ergastoli per cinque gerarchi militari argentini "per avere, agendo di concerto ed in concorso tra loro e con altre persone non identificate, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, cagionato la morte, dopo averne disposto od operato il sequestro, e dopo averli sottoposti a tortura, di Angelamaria Aieta e di Giovanni e Susanna Pegoraro. Con le aggravanti di aver commesso i fatti con premeditazione, ed adoperando sevizie ed agendo con crudeltà verso le persone". [...]
Il tribunale ha condannato i capi del centro di detenzione clandestina più grande del Paese, allestito nella Scuola meccanica della Marina: il capitano Jorge Eduardo Acosta, comandante del Servizio Informazioni e capo carismatico dell'Esma ("Escuela Superior de Mecanica de La Armada", la scuola superiore dell'esercito), Alfredo Astiz, comandante di uno dei gruppi di sequestratori e torturatori, il capitano Jorge Raúl Vildoza, comandante dell'Esma, il prefetto navale Héctor Febres, responsabile del destino dei bambini nati dalle prigioniere sequestrate in stato di gravidanza e il contrammiraglio Jorge Vañek, comandante delle operazioni navali. Contro di loro, i due figli di Angela Maria Aieta, la moglie di Giovanni Pegoraro, la Presidenza del Consiglio dei Ministri - che si è costituita parte civile nel processo - la Regione Calabria e la Provincia di Cosenza. E ieri sono arrivate in Argentina anche dichiarazioni di sostegno da parte di Massimo D'Alema e del sottosegretario Franco Danieli che hanno promesso l'impegno del governo per ottenere l'estradizione.
Angela Maria Aieta fu sequestrata nel '76 perché combatteva per i diritti umani e aveva anche la "colpa" di essere madre di Dante Gullo, leader della Gioventù peronista. I militari del Grupo de Tare fecero irruzione in casa sua e la portarono all'Esma. Dopo mesi di prigionia e torture fu gettata da un aereo nell'oceano, in uno dei voli della morte che resero tristemente famosi gli oscuri anni settanta. Un periodo protetto da muri istituzionali che hanno gettato ombre non ancora scomparse: appena tre mesi fa, in Argentina, è sparito un altro testimone chiave nei processi contro la dittatura. A conferma di quanto sia difficile ancora oggi parlare.
Susanna Pegoraro fu sequestrata in un bar di Buenos Aires. Era incinta e aveva 21 anni. Il padre, Giovanni, fu rapito solo perché aveva letto la targa della Ford Falcon che stava portando via la figlia. Dalle testimonianze di ex compagni di prigionia giunti a Roma, Giovanni Pegoraro fu ucciso poco tempo dopo il sequestro. Era uno di quelli che "non serviva". A Susanna, combattente contro la dittatura, fu concesso di vivere. Fino al parto. Dieci giorni dopo, la sua bambina fu presa dalla famiglia di un militare.
E' cresciuta senza sapere nulla del suo passato. La mamma di Susanna ha ritrovato la nipotina. Ma la giovane, ora ventinovenne ha deciso di non sottoporsi al test del Dna. E la Corte Suprema argentina le ha riconosciuto il diritto di non sapere. Nel corso del processo, testimonianza dopo testimonianza, è emerso anche il "rumoroso silenzio" dell'Italia e del Vaticano. Tanti sopravvissuti hanno chiesto al nostro Paese un aiuto che non è mai arrivato. Come il figlio maggiore di Angela Maria Aieta, che dopo essere riuscito ad arrivare, in modo rocambolesco, al Parlamento italiano è stato fatto sparire. O come le lettere dei vescovi argentini inviate a Roma. Si dovette aspettare il 29 settembre del '79 per sentire pronunciare, da papa Woityla, la parola desaparecidos.

Attraverso le parole dei sopravvissuti, tutti ex internati nel campo di concentramento, la Corte, udienza dopo udienza, è giunta a identificare il "Grupo de Tarea 3.3.2" articolato in tre settori: "intelligence", con il compito di estorcere con la tortura dichiarazioni ai prigionieri, "operativo" per eseguire i sequestri illegali e "logistico", per appropriarsi dei beni mobili ed immobili dei sequestrati. All'interno di questa organizzazione, il pm Francesco Caporale non ha potuto dimostrare il ruolo di Vanek nei tre omicidi, ma l'ergastolo è arrivato a sorpresa anche per lui, per l'evidenza dei reati commessi nell'Esma. La sentenza di oggi è l'ottava, in tutto il mondo. Ma le persone internate all'Esma furono più di cinquemila. Ne sono uscite solo trecento. Dal ritorno della democrazia, l'Argentina ha vissuto vent'anni di amnistie che hanno cancellato le condanne decise nell'85 e nell'86 dai magistrati del Paese. Da poco tempo sono state riaperte le udienze. I familiari delle vittime sperano che la sentenza di Roma, in questo particolare momento storico, possa avere risvolti oltreoceano, rimbalzando domani sulla stampa argentina. [...]
da La Repubblica.it
Buena Vida - Buenos Aires
Vorticosa, effervescente, multiculturale. Archiviata la crisi del 2002, la capitale argentina attira pittori, musicisti, registi. E li mescola in un clima esplosivo


Ora che il modello neoliberista puro in Sud America non va più di moda e il povero Carlos Menem ('89-'99), quello che si vantava d'avere "relazioni carnali con gli Stati Uniti", è solo un patetico ferro vecchio con riporto dell'era pizza e champagne, anche per i fondi previdenziali è arrivata l'ora del restyling.
Nestor Kirchner ha proposto, e fatto già passare al Senato, una legge che sotterra la normativa con cui nel 1993 Menem privatizzò il sistema pensionistico. Il presidente, peronista abbastanza da poter presentare la nuova misura come una accorata difesa del ruolo dello Stato nella vita pubblica, ha scelto di giocarsi questa carta come prima mossa in vista delle elezioni di ottobre alle quali correrà al suo posto l'agguerrita moglie Cristina.
Parlare di pubblico porta voti nella Buenos Aires del dopo crisi, dove destra e sinistra, eternamente mescolate nel gorgo opaco dell'eredità del generale Peron, possono disputarsi consensi su tutto ma non sull'ovvio: l'epoca delle privatizzazioni di Stato va condannata in blocco, non c'è nulla da salvare.
Nessuno se la sente di difendere la normativa con cui, durante le svendite per quattro spiccioli del patrimonio statale argentino, fu reso obbligatorio (con un ingannevole sistema di silenzio-assenso) il passaggio dal sistema previdenziale pubblico a quello privato senza possibilità di tornare indietro.
Le Administradoras de fondos de jubilaciones y pensiones, le misteriose e ricchissime Afjp, sono oggetto d'odio per la piccola borghesia lentamente scivolata in miseria e abbondantemente maggioritaria nel Paese.
Come conseguenza della legge del '93 che oggi viene cancellata, infatti, milioni di lavoratori furono consegnati nelle mani delle esosissime Afjp senza averlo scelto.
Le compagnie private sono undici e quasi tutte proprietà del gruppo Santander (padrone del Banco Rio, uno dei più ricchi di Buenos Aires) e del Banco Frances.
Hanno undici milioni e mezzo di affiliati a fronte dei due scarsi (quasi tutti poveri) rimasti nel sistema pubblico. Quattordici anni dopo, gli argentini torneranno quindi a poter scegliere tra il sistema dei fondi privati o la vecchia pensione pubblica.
La legge in via di approvazione in Parlamento prevede sei mesi di tempo per tornare alla pensione statale. La decisione potrà esser cambiata ogni cinque anni, ma sarà definitiva a dieci anni dal raggiungimento dell'età pensionabile.
I lavoratori che hanno meno dell'equivalente di cinquemila euro accantonato nei fondi privati verranno d'ufficio trasferiti al sistema statale. Prevedibile che i ricchi rimarranno nelle Afjp, ma anche che l'esercito dei salariati mal pagati tornerà di corsa nel pubblico. Non è la prima volta che Kirchner gioca una partita dura con i fondi pensione.
Già nel 2003, durante la complessa ristrutturazione del debito pubblico con i creditori interni, l'allora neopresidente impose una rinegoziazione dei bonos in mano alle Afjp, offrendo loro un prezzo migliore di quello proposto agli altri creditori, ma comunque un cattivo prezzo. I fondi accettarono. Non avrebbero potuto fare altrimenti. S'erano ritrovati in mano la carta straccia delle quote del debito pubblico acquistate, su pressione di Menem, dieci anni prima.
Il contratto prevedeva la rinuncia a qualsiasi azione giudiziaria futura contro lo Stato. In quel tritacarne finirono 800mila lavoratori, tagliati fuori perché non erano riusciti a pagare la quantità di contributi necessari a poter riscuotere la pensione. Ora Kirchner si presenta loro come il supereroe della riscossa: potranno tornare al pubblico e godere dei contributi versati. Mossa elettorale astuta che però non risolve i problemi non piccoli della maggior parte dei lavoratori argentini, tutti rigorosamente in nero, lavoratori non contribuenti che superano il 50% del totale dei reali occupati.
L'esercito degli invisibili, condannato a contorsionismi da flessibilità esasperata e precario a tempo indeterminato, rimane in attesa dei miracoli della campagna elettorale. Dalla partita resta comunque fuori l'esercito dei sottoccupati e dei lavoratori al nero, il 50 per cento del totale è privo di qualsiasi copertura Quattordici anni dopo le riforme liberiste di Menem gli argentini possono tornare a scegliere.
Nel frattempo, in 800mila hanno perso i loro risparmi.
da Comincialitalia